L’ACQUERELLO

L’acquerello è una tecnica pittorica a base di pigmenti finemente macinati e mescolati con un legante che si diluiscono in acqua. Il supporto maggiormente usato è la carta ad alta percentuale di cotone.
Le prime tracce di pittura acquerellata si farebbero risalire ai dipinti preistorici; con maggior certezza la troviamo nelle pergamene del XII secolo. La tecnica si affermerà e diverrà popolare nel corso del ‘500.
L’acquerello presenta diversi vantaggi, tra cui l’immediatezza e la possibilità di dipingere ovunque; offre un controllo diretto sulla quantità di pigmento e l’intensità del colore, permettendo di creare effetti delicati e traslucidi e di sfumare i colori con facilità.
A differenza della pittura a tempera o ad olio, usare gli acquerello richiede abilità e rapidità, non consente ripensamenti o correzione di errori in quanto questi colori sono tipicamente trasparenti.
Con l’acquerello si individua fin da subito le parti chiare, il bianco non esiste: è dato dal supporto sottostante, ovvero la carta. Si stendono le varie pennellate di colore dalla più chiara alla più scura. Infine le tecniche base sono due: bagnato su bagnato (foglio e pennello bagnati) e bagnato (pennello) su asciutto (carta).
Tra i più celebri pittori acquarellisti italiani troviamo Giuseppe Recco (1634-1695), Umberto Boccioni (1882-1916) e Giorgio Morandi (1890-1964).








Il suo gusto liricamente sospeso, trattenuto con imponderabile freschezza al limite del bianco, si manifesta lungo la linea di confine tra il colore veramente modulato della natura (neve, brina, nebbia, foschia e altre vicende di un paesaggio che traspare e scompare) e quello puristico dell’astrazione. (Paola Gera Romano)
Servendosi di una raffinata semplificazione delle forme, elabora paesaggi di largo respiro in cui la natura, protagonista assoluta del dipinto, è intesa come luogo capace di accogliere e dilatare differenti stati d’animo; la scansione e i ritmi compositivi sono determinati dal raffinato accordo di accenti, ora più intensi ora più evanescenti, che pervengono a risultati di un sereno equilibrio nell’evocare la realtà. (Laura Sesler)


