COSTA di ROVIGO
COSTA di ROVIGO
Chiesa di San Rocco

La chiesa di San Rocco, citata anche come chiesa di San Rocco Confessore o oratorio di San Rocco è preceduta da un ampio sagrato ed ha orientamento est – ovest. Venne costruita verso la fine del 1500 su richiesta degli abitanti di Costiola, che nel 1593 chiesero al vescovo di Adria Lorenzo Laureti l’autorizzazione a organizzarsi in comunità autonoma e di avere un edificio di culto dove officiare le funzioni religiose senza dover attraversare il corso d’acqua che la separava da Costa e dalla sua parrocchiale. La costruzione andò per le lunghe: venne descritta per la prima volta nel 1636 nella visita pastorale di monsignor Mantica. Nella successiva visita di mons. Tommaso Retano (1669) si fa un primo accenno al campanile con due campane, e al cimitero. Alla fine del secolo ci fu una ripresa demografica notevole tanto che mons. Filippo Della Torre constatò che la comunità era notevolmente cresciuta e si sentì dire dal parroco don Angelo Callegari “che la chiesa ha bisogno essere slongata e alzata“. Era il 1703. Diversi interventi saranno successivamente realizzati: in origine gli altari erano in legno e verranno sostituiti da altri in marmo. Gli altari laterali avrebbero dovuto essere quattro: ne sono stati realizzati due soltanto, degli altri due esistono solo i paliotti, in marmi policromi, attaccati al muro. Il soffitto della navata sarà affrescato con un ciclo di dipinti attribuiti al pennello di Giambattista Canal.

Esterno

Esternamente presenta una facciata neoclassica, con classico tetto a capanna, rinserrata ai lati da lesene doriche su basamenti spezzati. Il portale è centrale ed è coronato da un frontone curvilineo; sopra si inserisce una nicchia con la statua di san Rocco. Un frontone triangolare, con cornice a dentelli, completa la conformazione architettonica. La torre campanaria si colloca tra il transetto e la sagrestia. Sul retro l’abside semicircolare è caratterizzata da due finestroni a sesto ribassato ai lati. All’interno la chiesa ha un’unica navata, coperta da volta a specchio. Le pareti della navata sono scandite da ampie lesene. Nelle pareti si aprono due accessi alle cappelle votive. Il presbiterio è più alto rispetto al piano della chiesa ed è a unica campata, coperto da volta a crociera.

ORGANO CALLIDO

L’organo custodito nella Chiesa di San Rocco a Costa di Rovigo è stato costruito dall’organaro Gaetano Callido nel 1782 col numero d’opera 189. Lo strumento è collocato in cantoria sopra la porta d’ingresso ed è dotato di una tastiera di 45 tasti e una pedaliera di 18 note (la diciottesima nota corrisponde al rollante). L’ultimo restauro è avvenuto ad opera della ditta organaria Piccinelli nel 1988.

 

DISPOSIZIONE FONICA DEI REGISTRI

 

Principale bassi 8′                             Voce Umana

Principale soprani 8′                          Flauto in ottava

Ottava                                                Flauto in duodecima

Decimaquinta                                    Cornetta soprani

Decimanona                                      Viola bassi

Vigesimaseconda                               Tromboncini bassi

Vigesimasesta                                    Tromboncini soprani

Vigesimanona                                    Contrabbassi

 

Divisione tra bassi e soprani re3/do3, tiratutti a manovella.

 

Gaetano Callido (1727-1813), nato ad Este in provincia di Padova, fu uno dei più grandi costruttori di organi italiani del XVIII secolo. Formatosi con Pietro Nacchini, nel 1762 iniziò la sua carriera indipendente. La sua attività si estese oltre la Repubblica Veneta, arrivando nelle Marche, in Romagna e persino a Costantinopoli. Nel 1766 rifecce gli organi della Basilica di San Marco a Venezia e nel 1770 fu nominato conservatore stabile degli organi. La sua produzione, con una media di dieci organi all’anno, lo portò a costruire oltre 400 strumenti. Callido adottò la meccanica a trasmissione diretta e registri separati per bassi e soprani, creando organi con una solida struttura e una facciata semplice. Dopo la sua morte, i figli Agostino e Antonio continuarono l’attività fino al 1830, quando la fabbrica passò a Giacomo Bazzani. I suoi organi sono ancora apprezzati per la loro qualità sonora e durata.