COSTA di ROVIGO
COSTA di ROVIGO
Palazzo Bighetti

Palazzo Bighetti è sede del Museo etnografico “A l’Alboron” di Costa dedicato al mondo rurale tra Ottocento e Novecento. Il Palazzo, oggi di proprietà comunale, è situato in una delle arterie principali che conduce al centro del paese. L’imponente facciata è tripartita con una porta d’ingresso centrale che si affaccia sul giardino; sul retro una seconda porta è simmetrica alla principale. L’ultima famiglia proprietaria fu quella dei Bighetti, come riportato in un atto notarile datato 1922, nel quale si attesta che l’edificio passò ai Bighetti dalla famiglia dei Baruchello (i possedimenti sono documentati nel mappale e nel catasto austroungarico). Si conosce poco della storia del Palazzo prima del 1800. Informazioni interessanti risalgono al 1565, quando Fabio Pepoli sposa Isabella Manfrone, erede di Gianpaolo Manfrone Secondo e di Lucrezia Gonzaga. Ed è proprio di Gianpaolo il nome che si trova sull’iscrizione sulla soglia. Dal punto di vista architettonico si riscontrano dei tratti comuni con l’edilizia che ha caratterizzato i palazzi della famiglia Pepoli, un nobile casato di origine bolognese, presente in Polesine in epoca medioevale. Un altro palazzo di rilevante interesse del Polesine è il Pepoli – Bentivoglio a Trecenta. Entrambi sono caratterizzati da un’impostazione architettonica severa, da forme rigide che richiamano i canoni dell’architettura militare emiliana.

MUSEO L'ALBORON

Il Museo etnografico è chiamato “A l’Alboron – Costa di Rovigo nel tempo”. L’intitolazione è legata alla presenza di un grande tiglio, che sorge a pochi metri da Palazzo Bighetti, all’incrocio tra le vie Dante e Marconi. Dalla comunità è conosciuto come l’Alboron ed è diventato negli anni un vero e proprio simbolo che ricorda l’origine rurale del territorio. Il Museo raccoglie e dà valore a reperti storici, a documenti, ad oggetti e strumentazioni che raccontano la storia economica, sociale e religiosa della comunità di Costa tra Ottocento e Novecento. Il percorso espositivo segue il ritmo delle stagioni: si parte con il periodo della semina e con tutti gli strumenti utilizzati per la preparazione del terreno. Dopo le operazioni di semina si passa a quello alla raccolta, che avveniva completamente a mano, con l’uso di falci. Non solamente l’estate ma anche l’autunno era stagione di raccolti, soprattutto del granoturco e del frutto autunnale per eccellenza, ossia l’uva. Infine l’inverno, caratterizzato dal riposo del terreno, era destinato alla cura degli alberi e degli attrezzi. La raccolta di tutti i pezzi storici è stata possibile grazie a varie donazioni di concittadini e da una prima raccolta da parte di alunni della scuola media statale Virgilio di Costa di Rovigo sul finire degli anni Ottanta.